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Paesi baschi - parte prima

Martedi 21 luglio 2009

La signorina Chiara Tom Tom (che alla frontiera con la Francia si trasforma in Claire) ci ha portato direttamente da Bellamonte al parcheggio del Newhotel Arles Camargue, 45 Avenue Sadi Carnot ad Arles. Siamo partiti alle 8 del mattino e ora sono le 6 del pomeriggio passate. Brutto, caldo e trafficato di Tir il tratto Brescia – Piacenza (anche perché mi sono accorta di aver dimenticato a casa dei comodi sandali-ciabatte aperti), più gradevole l’autostrada dei trafori fino a Genova e quella dei fiori fino a Ventimiglia. In Francia c’è ancora lo stillicidio dei pedaggi, ma ora c’è la possibilità di pagare con la carta accanto al tradizionale tiro al canestro con le monetine contate.

L’hotel è in posizione strategica, parcheggio privato gratuito, il centro raggiungibile a piedi in pochi minuti. Costa 99,84 compresa la prima colazione e la tassa di soggiorno. Niente è dovuto per il cane. Solo il comodino sembra una lapide in pietra, ma tutto l'hotel ha questa impronta artistica. Andiamo a cenare in una brasserie all’aperto proprio davanti all’anfiteatro.

Mercoledì 22 luglio 2009

Ci attende la tappa Arles-Barcellona, ma dobbiamo tirare tardi perché Lorenzo esce dal lavoro alle 6 di sera. Scartata l’idea di un ulteriore giro per Arles, decidiamo di visitare Saintes Maries de la mer nella Camargue che più Camargue non si può. Paludi, cavalli e buoi. Il paese, piccolo, grazioso, turistico e ventoso, è sulla costa sabbiosa ed è famoso per la leggenda delle Marie (tra cui Maria Maddalena forse incinta) approdate qui. Cattolici e provenzali associano alle Marie anche Sara, protettrice dei rom celebrata tutti gli anni qui il 24 di maggio.

Si passeggia gradevolmente tra l’Eglise des Saintes Maries e le bancarelle colorate e proprio non posso fare a meno di comprare l’ennesimo cestino e anche una tovaglia per mamma.

Proseguiamo per Aigues Mortes, ma il traffico di auto ferme in fila ci fa presto cambiare idea. Quando ci avviciniamo alla frontiera con la Spagna il vento fresco si trasforma rapidamente in vento caldissimo e nulla possono i pur ombreggiati parcheggi che la Francia offre ai viaggiatori: il posto più confortevole è la macchina con l’aria condizionata.

Siamo in Spagna, Claire è diventata Clarita e la temperatura è sempre minacciosamente sopra i 30°. Siamo in anticipo e non sappiamo come perdere tempo: l’idea di una rimpatriata a Port de la Selva, sulla Costa Brava viene abbandonata subito e i parcheggi spagnoli sono decisamente meno confortevoli di quelli francesi (i migliori erano vicino Barcellona, ma lo scopriamo troppo tardi). Non ci vuole molto a raggiungere Barcellona, noi poi dobbiamo uscire prima a Saint Cugat del Vallès e qui ci pensa la signorina Clarita a farci perdere tempo con indicazioni ambigue, ma chissà con quale risoluzione il satellite sulle nostre teste vede il tormentoso intreccio di superstrade e cavalcavia! Comunque, dopo un po’ di giri a vuoto (andate a destra alla rotonda, prima uscita, tenete la sinistra, prendete l’autostrada, uscita più avanti …) siamo al Poligono industriale di Saint Cugat , Avenida Alcalde Barnils 64 (ma Clarita conosce solo il numero 70) e mancano solo 15 minuti alle 6. Quando Lorenzo scende giù, Indi non crede ai suoi occhi. Siamo felici di affidare la guida a Lorenzo che ci porta per strade segrete a casa sua, in Calle de la Marquesa de Montbui 19 intorno alla quale ho navigato virtualmente con le mappe di Google.

Sapevo già che la porta di ingresso sembrava quella di un magazzino in disuso, ma l’interno è gradevole: parquet, un divano, un tavolino, un mobile da cucina multiuso, una libreria con la tv al plasma regalo di compleanno, la sua cassapanca Ikea, un bagno e un disimpegno per la lavatrice. Una scaletta ripida porta al soppalco dove c’è il letto e uno sgabuzzino.

Non è male, ma io ho una crisi di stanchezza e di caldo che non passa nemmeno dopo una doccia, un minicrollo psicologico di quelli che odio avere. L’unica è mangiare qualcosa e andare a dormire.

Giovedì 23 luglio 2009

Al mattino la vita sorride. Si parte insieme a Lorenzo per i Pirenei verso il Parc National d’Aigüestortes (da non confondere con la francese Aigues mortes). Purtroppo si parte con due macchine (Lorenzo ha l’ex Doblò di Pigi, ormai convertito in un pulmino attrezzato) perché noi proseguiremo per i Paesi baschi e Lorenzo con Indi rimarrano sui Pirenei.

Tappa gradevole al Bar della Piramide sull’azzurro Enbalse di Sant Antoni (dopo Tremp)

Al Parco si accede da Taüll, paese suggestivo con chiesetta romanica. La nostra stanza è al El Rantiner (72 euro, prima colazione compresa)

Appena il tempo di ammirare la camera e Lorenzo il negriero ci porta in passeggiata su per i boschi verso un lago visto solo sulle carte. Come altre volte, sottovalutiamo il tragitto e portiamo pochissima acqua, così il lago rimane sulla carta. Sul sentiero che torna incontriamo un’altra coppia senza acqua, non siamo i soli distratti al mondo!

La cosa però ci fa apprezzare di più la sosta al bar del Mallador con tavoli in pietra con due birre gelate e un sumo di melocotòn (succo di pesca). Allo stesso bar ceniamo la sera con un delizioso fresco che sul tardi diventa un ancora più delizioso freddo.

Lorenzo pernotta con Indi nel doblò attrezzato (mamma, l’ho fatto un sacco di volte!) in un ancor più attrezzato parcheggio per camper con bagni e acqua fresca

Pubblicato il 8/8/2009 alle 16.50 nella rubrica Diario.

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